Il libro più letto del mondo è
infarcito di sordide storie a sfondo sessuale
Il libro più letto del mondo, sacro
a due delle più importanti religioni monoteiste, è infarcito di sordide storie
a sfondo sessuale, dallo stupro all’adulterio, dalla bigamia al tradimento,
passando per la masturbazione e perfino l’incesto.
I parroci nelle loro omelie
domenicali, trascurano naturalmente la lettura dei passi più licenziosi,
rinviandone forse l’approfondimento alle ore serali, dense di meditazioni,
prima di prendere sonno.
L’Antico Testamento ha sempre avuto
estimatori insospettabili, dai padrini della mafia, che lo consultano ansiosi
nelle interminabili latitanze, al figlio del grande statista inglese Churchill,
che, letti alcuni passi del sacro testo durante un periodo di breve prigionia,
confessò candidamente di essersi notevolmente eccitato. Ma l’esempio più
eclatante del sottile fascino erotico, che promana potente da una lettura senza
pregiudizi dell’Antico Testamento, è data dallo spietato protagonista del film
di Kubrick “Arancia meccanica”,
il quale, sottoposto in carcere a rivoluzionari esperimenti di recupero delle
sue devianze sessuali, riesce a procurarsi una copia della Bibbia e sogna ad
occhi aperti lubriche situazioni a sfondo erotico, mentre i suoi custodi lo
credono oramai vicino alla redenzione.
Cercheremo di percorrere gli episodi
più famosi con l’aiuto del pennello degli artisti che nei secoli hanno
immortalato sulla tela i lubrici desideri dei nostri celebri progenitori.
Partiamo dalla storia di Onan, dal quale deriva il termine onanismo. Egli sposò
Tamar la vedova del fratello, ma non volle avere figli da lei, perché non
avrebbero portato il suo nome. Non è chiaro se come anticoncezionale adoperasse
il coitus interruptus, dopo aver goduto delle grazie della cognata, che pare
fosse particolarmente attraente o con raffinato sadismo si masturbasse in sua
presenza. Gli esegeti del testo sono ancora dubbiosi, perché si afferma “che
Onan sparse a terra il suo seme”. Da questo lontano e poco edificante episodio
(Onanismo) origina la severa condanna della chiesa verso il vizio solitario…, la
quale sosteneva fino agli anni ‘70 del secolo passato, fosse causa di malesseri
dello spirito e del corpo.
Lot e le figlie sono uno degli
episodi più noti della Bibbia ed in esso viene glorificato addirittura un
incesto tra il vecchio genitore e le sue due avvenenti figliole, che, mosse dal
pio scopo di continuare la schiatta, ubriacano ripetutamente con vini misturati
il padre, il quale, tra i fumi dell’alcol, non resiste alla bramosia della
carne e si accoppia più volte con le due fanciulle fino a quando entrambe non
siano gravide. La famigliola proveniva da Sodoma, una città dove veniva
praticata diffusamente la sodomia e per questo era stata condannata ad essere
distrutta. La pratica incestuosa tra padre e figlie non era una novità, anche
se la Bibbia glissa sulle modalità adoperate da Adamo ed Eva e la loro prole
per assicurare al genere umano una degna discendenza; non sappiamo infatti se i
figli, maschi e femmine, che vennero dopo i mitici Caino ed Abele, si
accoppiarono tra loro o se anche i baldi genitori parteciparono
all’ammucchiata.
Susanna ed i vecchioni è un altro
tema che ha acceso la fantasia degli artisti, che in tutte le epoche hanno
rappresentato l’increscioso episodio nella sua fase centrale, quando i due
vegliardi fanno le loro sconce proposte di accoppiamento, miste a velate
minacce, alla fanciulla tanto casta quanto nuda, raramente viene rappresentato
invece il lieto finale, quando il solerte giudice con acconce domande scopre la
tresca e condanna i due vispi vecchietti ad una pena severa.
Il prode Davide dall’alto del suo
terrazzo aveva ammirato le sinuose fattezze anatomiche della giovane Betsabea e
seduta stante decise di concupirla, approfittando che il marito della donna,
Uria, era impegnato in guerra, anzi il perfido sovrano diede ordine di
posizionare in prima linea l’involontario cornuto col risultato che, in breve,
Betsabea rimase vedova e poté, con tutti i crismi, soddisfare le brame del suo
signore, al quale diede in figlio il saggio Salomone.
Ed il suo pargoletto ereditò dal
padre l’irresistibile attrazione verso l’altro sesso, infatti si creò un harem
di ben 700 mogli e non contento, per saziare i suoi insaziabili appetiti, volle
sempre a sua disposizione non meno di 300 concubine, tutte di primo pelo.
Altre storie minori sono sempre
impregnate da sesso e passione, come la tresca amorosa tra la vedova Ruth e
Boaz, un suo parente, che riesce a fare suo infrangendo allegramente alcuni
codici di comportamento tradizionali o sono intrise da terrore e sangue, come
nel caso della concubina del levita, il quale per evitare uno stupro offre la
moglie, che viene violentata fino alla morte ed allora il marito per vendicarsi
la squarta in 12 pezzi e li invia alle tribù di Israele.
Tra i tradimenti più repellenti va
annoverato senza dubbio quello Dalila, che carpisce a Sansone il segreto della
sua forza dirompente racchiuso nei suoi folti capelli, lo circuisce con la sua
procace bellezza e, mentre lui dorme dopo l’amplesso, gli taglia la chioma e lo
consegna al nemico.
E concludiamo questa nostra
carrellata con la moglie di Putifarre, che circuisce il fedele (al padrone)
Giuseppe e lo minaccia, se recalcitrante a soddisfare le sue insane voglie, di
denunciare al marito un suo tentativo di violenza nei suoi confronti. Il marito
crederà al racconto della moglie e gettò in prigione il povero Giuseppe. La
moglie di Putifarre, per quanto parzialmente giustificata dal fatto che il
marito era impotente, rappresenta l’archetipo ideale della seduzione femminile
spinta ai confini dell’illecito e del perverso.
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